Category Archives: Articoli di storia economica

La crescita economica dal 1870 al 1975

Crescita economica

Crescita del Pil pro-capite e convergenza

Definiamo la conoscenza come bene non rivale, ossia bene che non si esaurisce con l’uso ma che si trasforma in tecnologia se applicata a nuovi prodotti immessi sul mercato. Data la natura non rivale dell’idee,  ci si aspetta che le differenze tra paesi nello sviluppo tecnologico tendono a diminuire in paesi che presentano regole ed istituzioni che favoriscono il trasferimento tecnologico. Moses Abramovitz individua i requisiti istituzionali, detti anche capacità sociali in:

Il commercio internazionale: teorie e teoremi del libero scambio

Stolper-samuelson

David Ricardo : il vantaggio comparato

David Ricardo nel 1819 scrisse Principi dell’economia politica, opera in cui sviluppa il fondamento teorico del libero scambio. Secondo il suo modello i paesi si differenziano per la produttività del lavoro nella produzione di beni differenti. Allora ogni paese dovrebbe specializzarsi nelle produzioni dei beni in cui ha un vantaggio comparato, ossia nel scegliere tra due beni quello da importare e quello da produrre in “casa propria” rivendendo le eventuali eccedenze all’estero, ogni nazione dovrebbe specializzarsi nella produzione del bene tra i due relativamente più efficiente.

Il Gold Standard

Gold Standard

L’Inghilterra prima del Gold standard

La funzione di uno standard monetario è di definire l’unità di conto di un sistema monetario. Prendiamo in considerazione il caso inglese, primo paese ad adottare ufficialmente il Gold Standard. Ripercorrendo la storia dei sistemi monetari adottati dall’Inghilterra si nota che nel Medioevo vigeva uno standard argenteo basato sulla lira sterlina (una libbra di argento). Nel XVIII secolo in Inghilterra era in vigore formalmente uno standard bimetallico, basato su l’oro e l’argento, ma essendo l’oro sopravvalutato dalla zecca, le ghinee d’oro, di fatto, erano le monete più utilizzate. Mentre durante le guerre napoleoniche, le esigenze di guerra portarono la Banca di Inghilterra a stampare moneta inconvertibile, ossia sia le banconote che le monete non potevano essere restituite alla Banca d’Inghilterra in cambio di metalli preziosi. Come accadde anche per le guerre successive, L’Inghilterra, unita ad altri paesi, non avevano più uno standard monetario ma erano ricorsi ad un corso forzoso.

Gli accordi di Bretton Woods

Il sistema di Bretton Woods

Due furono gli eventi che portarono al collasso l’economia mondiale: la crisi del ’29 e successivamente la seconda guerra mondiale. Molte sono state le conseguenze ascrivibili ai due più grandi shock dell’economia mondiale tra le quali assumono rilevanza: il ritorno al protezionismo e la restrizione dei capitali. Tuttavia già nel 1941 i presidenti di Inghilterra e Usa, Roosevelt e Churchill, avevano firmato la Carta Atlantica per ripristinare un sistema mondiale di scambi multilaterali tra le nazioni.

La svolta si ebbe con la conferenza internazionale di Bretton  Woods (1944) guidata dai rappresentanti americani ed inglesi. All’incontro parteciparono molte delegazioni di diversi paesi che parteciparono alla creazione di due grandi istituzioni internazionali. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) si occupava della gestione dei tassi di cambio e di finanziare squilibri nei pagamenti, tra i diversi paesi,  nel breve periodo. Gli americani ne erano il maggior azionista e nel caso un paese fosse stato costretto a ricorrere al finanziamento del Fmi avrebbe dovuto accettare l’imposizione di politiche economiche decise dal Fondo stesso. Invece l’istituzione della Banca Mondiale era stata voluta per il finanziamento di prestiti nel lungo periodo, dapprima per la ricostruzione e poi per lo sviluppo delle nazioni più povere. Gli istituti citati divennero operativi nel 1946 seppur inizialmente con efficacia limitata.

La Disuguaglianza in economia

Coefficiente di Gini

Che cos’è la disuguaglianza? Come si è evoluta nel corso della storia? A queste domande cercheremo di rispondere il più brevemente e semplicemente possibile, il tutto ovviamente in termini economici.

Innanzitutto partiamo dalla definizione: il termine disuguaglianza identifica tutte le differenze dei livelli di benessere derivanti principalmente dalle disparità nel livello dei consumi, nell’accesso all’assistenza sanitaria, nell’istruzione e nella speranza di vita. Il reddito pro capite è la misura preferita dagli economisti per quantificare la disuguaglianza sebbene non rappresenti perfettamente il benessere di una persona. Infatti  nonostante la disuguaglianza, in termini assoluti sia aumentata nel corso della storia non si può dire che il livello di benessere mondiale sia diminuito a causa dalla diminuzione della mortalità infantile, dell’incremento dell’alfabetizzazione e dell’avvento dello stato sociale i cui trasferimenti non sono inseriti nel reddito pro-capite.

La Grande Depressione 1873

Panico a Vienna il 9 maggio 1873 durante il venerdì nero del crollo della borsa valori

Ripartendo dall’analisi delle fluttuazioni gli studiosi hanno evidenziato la relazione tra fluttuazione di produzione e fluttuazione dei prezzi. Tuttavia una caduta dei prezzi poteva durare anni mentre una caduta della produzione era solitamente di breve durata.Analizzando il livello dei prezzi nell’Ottocento, questi raggiunsero il culmine alla fine delle guerre napoleoniche. Le cause furono reali (penuria di guerra) e monetarie (finanza di guerra). In seguito si nota un trend al ribasso fino a metà secolo. Le cause reali di questo andamento deflativo furono le innovazioni tecniche, e monetarie: il pagamento delle riparazioni di guerra).Gli anni ’50 furono caratterizzati da un balzo dei prezzi con la scoperta delle miniere d’oro della California (1849) ed Australia (1851) poi oscillarono per vent’anni.

Nel 1873 un panico finanziario colpì Vienna e New York, estendendosi immediatamente, e causando una caduta dei prezzi fino alla metà degli anni ’90. Successivamente la scoperta di oro in Alaska, Canada, Siberia portò a un leggero rialzo fino alla Grande Guerra, molto inflattiva.La Grande Depressione, all’epoca attribuita alla concorrenza internazionale frutto dei trattati commerciali, generò il ritorno al protezionismo. Il settore più colpito era quello agricolo, se prima del 1870 non  era intaccato dalla concorrenza internazionale a causa dei costi di trasporto, dopo quell’anno lo sviluppo delle ferrovie nel Midwest americano e la riduzione dei costi transoceanici incentivarono Paesi come Usa, Argentina, Canada, Ucraina ad ampliare la terra coltivabile con lo scopo di esportare i propri prodotti in Europa. Gli agricoltori europei soffrirono per la prima volta la concorrenza (export americane: 226 milioni di dollari)

L’applicazione del libero scambio in Inghilterra.

Richard Cobden 1804-1865 autore dell'Anticorn Law League e del trattato Cobden-Chevalier

Nel gennaio del 1860 venne siglato il trattato commerciale Cobden-Chevalier tra Francia e Inghilterra, Paesi che erano stati acerrimi nemici in passato anche a livello economico.

Infatti la Francia, nella prima metà dell’ Ottocento aveva adottato una politica protezionistica per proteggere i manufatti francesi dalla concorrenza inglese. Era vietato importare tessuti di lana e cotone, erano presenti tariffe molto elevate su beni strumentali e merci. Frédéric Bastiat denunciava la situazione a favore del libero scambio. Napoleone III, grazie a un colpo di stato, conquistò il potere nel 1851 e con lo scopo di guadagnare rispetto diplomatico attuò una politica di amicizia con l’Inghilterra. Questo avvenne nella guerra di Crimea (1853-1856) in cui i due Paesi furono alleati. In Francia, nonostante il prevalere della corrente protezionista, si stava sviluppando una corrente favorevole al libero scambio appoggiata da Michel Chevalier, uomo cosmopolita (aveva viaggiato in Usa e UK). Chiamato al senato da Napoleone, che deteneva il diritto esclusivo di negoziare i trattati con le potenze estere, Chevalier lo convinse dei vantaggi del libero scambio. L’economista francese era amico di Richard Cobden, oppositore delle Corn Laws, e tramite lui fu in grado di convincere E. Gladstone per stipulare il patto commerciale. 

Il commercio internazionale nel XIX secolo

Anti-Corn Law League

Il commercio internazionale vide una crescita repentina nel corso del XIX secolo, tanto che nel 1913, a livello globale, il volume pro capite del commercio estero era 25 volte superiore a quello del 1800. L’Europa era centro propulsivo nello sviluppo dei traffici commerciali, controllando almeno il 60% di import e export. A questo si aggiungevano il movimento internazionale di persone e capitali, l’emigrazione e gli investimenti esteri che resero manifesta la nozione di economia mondiale. Ad inizio Ottocento si presentavano due principali ostacoli che riducevano i flussi commerciali: il primo, prettamente naturale, era rappresentato dall’elevato costo dei trasporti, in particolare terrestri, che furono superati dall’avvento della ferrovia. Il secondo, di natura artificiale, si manifestava in dazi e gabelle sulle importazioni ed esportazioni, e restrizioni sulle importazioni di certi tipi di merci. Questi ultimi vennero superati con l’avvento di politiche liberoscambiste.

Il caso inglese