Il denaro: definizione e teorie

Funzioni del denaro

Il denaro : definizione

Il denaro può essere definito come una “tecnologia sociale” che ha caratterizzato la nostra storia. Assieme alla scrittura e a i numeri, il denaro si insinua come caratteristica principale delle società medio-orientali del terzo millennio avanti Cristo. Oggi, invece, il denaro è una forza trainante della globalizzazione grazie alla facilità del trasferimento elettronico, e le continue fluttuazioni nei mercati valutari.

Le funzioni fondamentali del denaro, annoverate nei testi più autorevoli, sono diverse tra cui:

mezzo di scambio

mezzo di pagamento (liquidazione)

riserva di valore

moneta di conto (misura di valore)

Con mezzo di scambio e mezzo di pagamento si vuole sottolineare l’importanza del denaro nei flussi commerciali: la moneta permette la divisione del lavoro a livello internazionale, espandendo i mercati così da aumentare l’importanza relativa delle importazioni/esportazioni in un paese.Con riserva di valore, invece, si vuole identificare il potere di acquisto astratto (dipende dai prezzi relativi e dalla stabilità del valore della moneta) che permette il denaro.La funzione principe del denaro si mostra nella moneta di conto: il denaro permette la fissazione dei prezzi, la registrazione degli utili e delle perdite, la possibilità di contrarre debiti o crediti.

Essendo una tecnologia sociale, il denaro ha una duplice natura, secondo Mann in The Sources of Social Power (1986), ha un “potere infrastrutturale” che può essere impossessato da individui con interessi particolari, portandolo ad essere un “potere dispotico”. Il potere del denaro, da una parte si mostra nell’accumulazione della ricchezza, dall’altra è osservabile nel controllo dell’effettiva produzione di denaro, da parte delle banche centrali, che determina notevoli impatti nell’economia reale. Basta pensare all’interesse mediatico e finanziario verso le decisioni delle banche centrali riguardo al taglio o meno dei tassi di interesse e le relative risposte dei mercati e dell’economia reale.

 

Due teorie sul denaro

La prima teoria sul denaro sostiene che il denaro sia comparso spontaneamente nel contesto del baratto ,sotto forma di oggetti per lo scambio. E’ divenuto, successivamente, un puro mezzo di scambio in quanto il metallo o il sale (i due beni più utilizzati come moneta) erano merci molto apprezzate e facilmente scambiabili con le altre. Da una semplice merce scambiata e accettata deriverebbero tutte le altre funzioni caratteristiche del denaro. In questa teoria si pone l’accento sul denaro come “conveniente mezzo di scambio”. Mentre il baratto è un meccanismo economico non in grado di determinare i prezzi, il denaro è una misura stabile del valore, che permette di stabilire i prezzi relativi delle merci. Solo attraverso una misura stabile del valore il sistema è in grado di reggersi e svilupparsi.

Ma quali sono le origini storiche della moneta, vista come merce scambiabile, la cui misura di valore fosse accettata da una intera comunità? La spiegazione più verosimile asserisce che venne a crearsi una misura di valore socialmente accettata, attraverso l’elaborazione di tariffe e sanzioni imposte nelle società più antiche, come compensazione agli individui e all’intera comunità. Tale teoria di Grierson, espressa in The Origins of Money (1977), mostra come i sistemi basati sul “guidrigildo” abbiano creato il concetto di valore.

La seconda teoria sul denaro pone l’attenzione su una sua caratteristica peculiare: il denaro è visto come astratto diritto di acquisizione, o credito, misurato in moneta di conto. Allora da una parte esso misura e accumula il valore di un potere di acquisto astratto, dall’altra trasmette tale potere attraverso lo spazio e il tempo (Ingham). Il denaro non ha un valore intrinseco, dipendente dal bene che lo rappresenta, piuttosto è “il valore delle cose senza le cose stesse” (Simmel). Tale concezione del denaro è sicuramente la più rappresentativa dei nostri giorni, nei quali è possibile acquistare diritti per compensazioni future o contrarre debiti. Inoltre la qualità astratta del denaro si manifesta nel trasferimento di denaro, per via elettronica, tra i diversi istituti bancari.

Il denaro è smaterializzato. Da bene di scambio, il denaro diviene credito astratto come bene definiva Keynes con la sua teoria chiamata la descrizione del denaro, secondo cui una comunità identifica alcuni beni come moneta solo se è presente una intenzionalità collettiva, che li riconosca come tale. Per esempio l’oro, all’epoca del Gold Standard, si trasformava in denaro solo quando un’autorità monetaria fissava il suo prezzo in termini di moneta di conto. In questo sistema le banconote e le monete diventano tutte forme di denaro, perché rappresentano il dollaro (o la sterlina).E’ proprio in questo, che si mostra la teoria della descrizione del denaro, illustrata da Keynes, in quanto ogni oggetto diviene denaro se descrive una moneta di conto socialmente accettata dalla comunità.

Si può quindi giungere alla conclusione che il denaro sia una costruzione sociale e politica. In particolare il denaro è effettivamente costituito da una relazione sociale di credito-debito espressa astrattamente in una moneta di conto (Ingham). La teoria in esame sostiene che il denaro non può essere creato senza che si crei un debito. Infatti lo stato o le banche, gli enti che emettono denaro, promettono di accettare, come pagamento di ogni debito, che gli sia dovuto, la stessa moneta, che tali istituzioni hanno emesso per i debitori. In secondo luogo il denaro può divenire credito per chi lo detiene, solo se altrove esistono debiti nella stessa moneta di conto e in attesa di cancellazione.

Stupisce il fatto che, la registrazione dei crediti, è datata ancora prima della nascita della moneta e se n’è trovata traccia sulle tavolette babilonesi, risalenti a più di tremila anni fa.Fu Knapp, attraverso la teoria della moneta di stato, detta anche cartalista, ad individuare le origini del denaro nelle relazioni di debito tra gli stati e i loro membri. Secondo la teoria citata, gli stati erogano servizi, che vengono pagati attraverso l’emissione di buoni di credito (charta), in base alla moneta di conto dichiarata, in seguito promettevano a loro volta di accettare il pagamento dei debiti fiscali. Così facendo gli stati creano uno spazio monetario in cui è possibile stabilire i prezzi e calcolare i debiti, superando così l’anarchia di rapporti di valore variabili anche per i prodotti più scambiati. Il denaro, riepilogando, nasce con la creazione di un debito che successivamente deve essere ripagato.