Il credito monetario come fondamento del sistema capitalista

Il credito monetario

Già dal XV secolo si registra un importante incremento dei commerci, grazie sia allo sviluppo di Regni, molto più solidi, sia all’estensione di relazioni feudali e commerciali tra i diversi paesi. Con lo sviluppo dei commerci vengono a essere utilizzati anche in Europa (erano già utilizzati in oriente) strumenti di credito monetario, per agevolare i pagamenti tra i mercanti. Tra questi si osserva l’utilizzo delle cambiali, strumenti finanziari, che prevedono una rete di istituti bancari e una rete di mercanti. Il sistema delle cambiali funzionava in questo modo: un mercante, invece di portarsi appresso una cassa di monete d’oro, il cui peso ma soprattutto il rischio era notevole, poteva emettere una cambiale, ottenuta dalla sua banca, utilizzandola per pagare un altro mercante. Il secondo mercante presentava alla banca la cambiale, ottenendo il pagamento pattuito per lo scambio.

Inizialmente le cambiali riguardavano solamente una ben definita coppia di mercanti ed erano relative a specifici beni. In seguito persero ogni personalizzazione e divennero uno strumento di pagamento impersonale trasferibile a una parte terza. Durante il XVII secolo le cambiali furono molto utilizzate come denaro privato transazionale

Rispetto al sistema pre-capitalista, il meccanismo del credito monetario nel sistema capitalista assume tratti peculiari. Infatti sono le stesse banche concedere il credito monetario ai mercanti creando “nuovo denaro” attraverso delle cambiali o prodotti simili. Spiegando meglio, nel sistema pre-capitalista l’istituzione, che prestava denaro, riduceva le proprie riserve di denaro, diminuendo la totalità del danaro in circolazione. Al contrario, nel sistema capitalista, il denaro in circolazione è doppio, con la concessione di una cambiale (o di qualsiasi altra forma di credito monetario),in quanto l’intero meccanismo si fonda su due promesse che permettono l’aumento della moneta circolante: da una parte il debitore si impegna, ricevendo un prestito, a ripagare la somma alla banca, dall’altra un istituto bancario, consapevole della promessa di pagamento del debitore, è in grado di rendere liquido un debito da parte di chiunque altro.

Schumpeter, indentifica in questo meccanismo, la caratteristica peculiare del sistema capitalista, scrivendo così: “lo sviluppo giuridico e pratico della carta negoziabile e dei depositi creati dà forse la migliore possibile indicazione per datare l’ascesa del capitalismo”. Il sistema bancario è in grado di produrre una quantità elastica di denaro con un  processo di creazione del debito che si alimenta da sé. Ingham scriveva così: “Una banca può sempre concedere prestiti ulteriori, perché la crescita delle somme che offre determina una corrispondente crescita di quelle che le sono dovute”. Un sistema in grado di espandere l’offerta di moneta (il denaro circolante), attraverso il credito monetario, permette sempre, almeno per un brevi periodi, l’aumento della produzione e quindi del consumo della società.

Un sistema cosiffatto di espansione del credito, basato su future promesse di pagamento, risulta fortemente instabile, a causa delle possibili insolvenze a catena, che possono essere create. In origine, molte banche fallirono, a causa della mancanza di una Banca centrale, che le salvasse nei periodi di crisi; tuttavia anche oggi il sistema di credito monetario, se non ben regolato, può determinare gravi recessioni nell’intero sistema economico. Deve, infatti, sussistere un rapporto di reciproco vantaggio tra la finanza capitalista e lo stato, in cui ognuno ha l’interesse a garantire la prosperità dell’altro. Lo stato ha accesso al finanziamento attraverso il prestito, mentre i capitalisti ricevono gli interessi e i rimborsi, ricavati dalle tasse che lo stato riscuote. Allora si può affermare che il capitalismo, si differenzia da tutti i sistemi economici precedenti, in quanto monetizza automaticamente le relazioni contratte privatamente fra debitore e creditore. Specificando, il sistema bancario converte il debito privato nel più ambito mezzo di pagamento: il denaro emesso dallo stato e accettato come liquidazione dei debiti tributari. Le relazioni tra gli obbligazionisti (creditori) e contribuenti (debitori) vengono garantite dalla Banca centrale, che sostiene le banche private. In particolare è il debito dello stato a costituire il patrimonio della Banca centrale. Secondo le teoria monetarista, la Banca centrale è in grado di controllare l’offerta di denaro e di conseguenza l’inflazione e la deflazione. La teoria monetarista fallì, perché non teneva in considerazione che l’offerta di moneta è determinata essenzialmente dalla richiesta privata di prestiti e dalla loro monetizzazione nel sistema bancario.