Il commercio internazionale nel XIX secolo

Anti-Corn Law League

Il commercio internazionale vide una crescita repentina nel corso del XIX secolo, tanto che nel 1913, a livello globale, il volume pro capite del commercio estero era 25 volte superiore a quello del 1800. L’Europa era centro propulsivo nello sviluppo dei traffici commerciali, controllando almeno il 60% di import e export. A questo si aggiungevano il movimento internazionale di persone e capitali, l’emigrazione e gli investimenti esteri che resero manifesta la nozione di economia mondiale. Ad inizio Ottocento si presentavano due principali ostacoli che riducevano i flussi commerciali: il primo, prettamente naturale, era rappresentato dall’elevato costo dei trasporti, in particolare terrestri, che furono superati dall’avvento della ferrovia. Il secondo, di natura artificiale, si manifestava in dazi e gabelle sulle importazioni ed esportazioni, e restrizioni sulle importazioni di certi tipi di merci. Questi ultimi vennero superati con l’avvento di politiche liberoscambiste.

Il caso inglese

Solo a fine Settecento il governo britannico aveva iniziato a modificare le proprie politiche protezionistiche ma poi fu la Rivoluzione francese a posticipare il tutto. Infatti il blocco britannico e il Sistema continentale rappresentavano forme estreme di interferenza nel commercio internazionale.Inizialmente i governi furono spinti ad abbassare dazi e divieti a causa dell’elevata diffusione del contrabbando che intaccava le  entrate statali e i profitti degli imprenditori, il carattere era puramente pratico.

Tuttavia fu lo scritto di Adam Smith, La ricchezza delle nazioni,(1776) ad innalzare la rispettabilità del libero scambio. L’economista inglese sosteneva il libero scambio internazionale analizzandone i vantaggi derivanti dalla specializzazione e  dalla divisione del lavoro tra le nazione e non solo tra gli individui. La sua argomentazione era costruita sulle differenze tra i costi assoluti di produzione (delle merci tra le nazioni).

Nel 1819 David Ricardo scrisse Principi dell’economia politica in cui era sviluppato il fondamento moderno della teoria del commercio internazionale: il principio del vantaggio relativo. Il concetto venne spiegato con un facile esempio tra Inghilterra e Portogallo:  L’Inghilterra aveva un vantaggio assoluto nella produzione di stoffe e vino rispetto al Portogallo. Ma il costo relativo del vino era inferiore e quindi il Portogallo avrebbe dovuto produrre vino ed importare stoffe.

Le considerazioni qui descritte erano forti, ma affinché  fossero applicate, era necessario convincere gruppi consistenti ed influenti dei vantaggi del libero scambio. I mercanti erano, ovviamente, i più coinvolti nei traffici commerciali internazionali. Nel 1820 presentarono una petizione a favore del libero scambio che ebbe come unico scopo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Negli stessi anni, il governo tory presentava giovani politici volti a semplificare le procedure di governo. Uno di questi fu Robert Peel, ministro dell’Interno, che si occupò di ridurre i delitti capitali a duecento ed instituì una forza di polizia metropolitana. Mentre William Huskisson, ministro del commercio, ridusse tasse e restrizioni, ostacoli del commercio internazionale. Le prime riforme furono svolte, quindi, dai tory liberals.Il simbolo del protezionismo erano le leggi sul grano (Corn Laws) che erano state inasprite, dopo le guerre napoleoniche, grazie alla forte rappresentanza dei proprietari terrieri in parlamento. Tuttavia il Regno Unito, a causa della crescita demografica, non era autosufficiente dal punto di vista alimentare. Nonostante questo i dazi sulle importazioni di grano resistevano. Così nel 1839 Richard Cobden fondò l’Anti-Corn law League che mobilitò l’opinione pubblica.

La svolta avvenne nel 1841 in cui il governo whig propose una riduzione delle tariffe su grano e zucchero, che non trovarono accoglimento e per questo indisse nuove elezioni. Le leggi sul grano e il protezionismo divennero materia di campagna elettorale, una novità rispetto al passato in cui i proprietari terrieri erano rappresentati in entrambi i partiti. I whigs volevano ridimensionare quanto detto mentre i tories lottavano per mantenere lo status quo. La spuntò Robert Peel, un tory, che però propose: un’ampia revisione del sistema fiscale, abolizione o riduzione dei dazi su import e export (ad eccezione del grano), imposta sul reddito per compensare minori entrate.

Nel 1845 l’Irlanda (dal 1801 nel Regno unito) fu colpita dalla terribile carestia di patate, Robert Peel, sotto pressione dalla situazione disastrosa, decise di abrogare le Corn Laws (gennaio 1846) nonostante l’opposizione del suo partito ma grazie al voto dei whigs.Peel si ritirò dalla politica mentre E. Gladstone, favorevole al libero scambio, passò dai tories ai whigs e divenne cancelliere dello Scacchiere. Nel 1849 furono abrogate le leggi sulla navigazione. Con Gladstone, gli anni ’50 e ’60 furono dominati da politiche liberoscambiste. Rimasero, per motivi di bilancio, i dazi su brandy, vino, caffè, tè, pepe.

I flussi commerciali erano talmente aumentati che le entrate statali del 1860 erano superiori a quelle del 1842 nonostante l’abolizione dei dazi.