L’applicazione del libero scambio in Inghilterra.

Richard Cobden 1804-1865 autore dell'Anticorn Law League e del trattato Cobden-Chevalier

Nel gennaio del 1860 venne siglato il trattato commerciale Cobden-Chevalier tra Francia e Inghilterra, Paesi che erano stati acerrimi nemici in passato anche a livello economico.

Infatti la Francia, nella prima metà dell’ Ottocento aveva adottato una politica protezionistica per proteggere i manufatti francesi dalla concorrenza inglese. Era vietato importare tessuti di lana e cotone, erano presenti tariffe molto elevate su beni strumentali e merci. Frédéric Bastiat denunciava la situazione a favore del libero scambio. Napoleone III, grazie a un colpo di stato, conquistò il potere nel 1851 e con lo scopo di guadagnare rispetto diplomatico attuò una politica di amicizia con l’Inghilterra. Questo avvenne nella guerra di Crimea (1853-1856) in cui i due Paesi furono alleati. In Francia, nonostante il prevalere della corrente protezionista, si stava sviluppando una corrente favorevole al libero scambio appoggiata da Michel Chevalier, uomo cosmopolita (aveva viaggiato in Usa e UK). Chiamato al senato da Napoleone, che deteneva il diritto esclusivo di negoziare i trattati con le potenze estere, Chevalier lo convinse dei vantaggi del libero scambio. L’economista francese era amico di Richard Cobden, oppositore delle Corn Laws, e tramite lui fu in grado di convincere E. Gladstone per stipulare il patto commerciale. 

Il trattato commerciale prevedeva l’abolizione da parte della GB di tutti i dazi sull’importazione di merci francesi ad eccezione dei beni di lusso (brandy e vino) per salvaguardare i legami commerciali con il Portogallo. La Francia cancellò il divieto di importazione dei prodotti tessili brittannici e ridusse, in media del 15%, molti dazi su merci britanniche. La Francia si presentava così con un protezionismo moderato.Il trattato prevedeva inoltre la clausola della nazione più favorita secondo cui se uno dei due paesi, Inghilterra o Francia, avesse stipulato un accordo con un terzo paese, la controparte avrebbe automaticamente beneficiato della tariffa più bassa eventualmente accordata con il paese terzo.

La GB era già libero scambista mentre la Francia negli anni ’60 stipulò trattati con molti paesi europei ad eccezione della Russia. L’effetto del trattato fu che se la Francia avesse applicato un dazio più basso con un paese europeo, tale tariffa sarebbe stata applicata anche alla GB.

Le conseguenze dei trattati stipulati furono la riduzione ed abolizione di dazi e gabelle tra paesi, la crescita dei flussi commerciali internazionali del 10% per lo più intraeuropei ma anche con altri continenti, la riorganizzazione dell’industria, per lo più in Francia, a causa della maggiore concorrenza, rappresentata da maggiore produttività ed efficienza tecnica. Il libero scambio fu anche la causa della sincronizzazione della dinamica dei prezzi al di là delle frontiere nazionali. Mentre nell’economia preindustriale le fluttuazioni erano legate a per lo più cause naturali (siccità e inondazioni), ora furono legate alle oscillazioni della domanda, diventando di natura ciclica. Si possono distinguere differenti tipi di cicli economici per orizzonte temporale: cicli delle scorte (2-3 anni), oscillazioni di più ampio respiro (9-10 anni) che terminano con recessioni, tendenze secolari (20-40 anni), di lunga durata. Le  cause delle fluttuazioni si manifestano in  complesse interazioni tra fattori reali e monetari.

 L’economia globale non era mai stata così liberoscambista tuttavia lo scoppio della guerra civile americana, in opposizione a quanto detto, ostacolò il libero scambio causando una netta riduzione delle esportazione di cotone (Ne pagò il Lancashire inglese) dagli stati del sud e limitò le esportazioni europee negli stati del Sud.