La Grande Depressione 1873

Panico a Vienna il 9 maggio 1873 durante il venerdì nero del crollo della borsa valori

Ripartendo dall’analisi delle fluttuazioni gli studiosi hanno evidenziato la relazione tra fluttuazione di produzione e fluttuazione dei prezzi. Tuttavia una caduta dei prezzi poteva durare anni mentre una caduta della produzione era solitamente di breve durata.Analizzando il livello dei prezzi nell’Ottocento, questi raggiunsero il culmine alla fine delle guerre napoleoniche. Le cause furono reali (penuria di guerra) e monetarie (finanza di guerra). In seguito si nota un trend al ribasso fino a metà secolo. Le cause reali di questo andamento deflativo furono le innovazioni tecniche, e monetarie: il pagamento delle riparazioni di guerra).Gli anni ’50 furono caratterizzati da un balzo dei prezzi con la scoperta delle miniere d’oro della California (1849) ed Australia (1851) poi oscillarono per vent’anni.

Nel 1873 un panico finanziario colpì Vienna e New York, estendendosi immediatamente, e causando una caduta dei prezzi fino alla metà degli anni ’90. Successivamente la scoperta di oro in Alaska, Canada, Siberia portò a un leggero rialzo fino alla Grande Guerra, molto inflattiva.La Grande Depressione, all’epoca attribuita alla concorrenza internazionale frutto dei trattati commerciali, generò il ritorno al protezionismo. Il settore più colpito era quello agricolo, se prima del 1870 non  era intaccato dalla concorrenza internazionale a causa dei costi di trasporto, dopo quell’anno lo sviluppo delle ferrovie nel Midwest americano e la riduzione dei costi transoceanici incentivarono Paesi come Usa, Argentina, Canada, Ucraina ad ampliare la terra coltivabile con lo scopo di esportare i propri prodotti in Europa. Gli agricoltori europei soffrirono per la prima volta la concorrenza (export americane: 226 milioni di dollari)

La Germania si divideva in un occidente industrializzato ed un oriente agricolo. Come detto, nonostante i costi, i proprietari tedeschi (Junker) della Prussia orientale esportavano da tempo grano nell’Europa occidentale. Essendo esportatori erano stati favorevoli al libero scambio. Appena subirono la concorrenza americana e russa chiesero politiche protezionistiche per mantenere l’esclusiva dei mercati che crescevano nelle città a causa dell’urbanizzazione e aumento demografico. Otto von Bismarck, proveniente dalla classe degli Junker a seguito delle richieste di protezione sia dei grandi proprietari terrieri che degli industriali, denunciò i trattati commerciali della Zollverein con la Francia e le altre nazioni introducendo nel 1879 una nuova legge tariffaria protezionista per l’agricoltura e l’industria. La Grande depressione portò ad un ritorno al protezionismo in molti paesi.

In Francia gli interessi protezionistici non accettavano il trattato Cobden-Chevalier e si fecero rumorosi dopo la sconfitta franco-prussiana e dopo la creazione dei nuovi dazi tedeschi del 1879. Nel 1881 venne inaugurata una nuova legge tariffaria protezionista che non accoglieva le richieste di protezione degli agrari. Nel 1882 i libero scambisti fecero approvare nuovi trattati commerciali che durarono un breve periodo. I piccoli contadini francesi, che avevano potere politico, elessero nel 1889 una maggioranza favorevole al protezionismo che fece approvare la famosa tariffa Meline del 1892, espressione di un protezionismo raffinato. Infatti proteggeva l’industria come ne 1881 e l’agricoltura ma conteneva anche principi liberoscambisti. La guerra commerciale con l’Italia 1887-1898 arrecò gravi danni al commercio francese e maggiormente a quello italiano.L’Italia segui il ritorno al protezionismo tedesco discriminando le importazioni francesi. Tuttavia la Francia era più grande mercato estero, e  a causa dell’aumento delle tariffe crollarono le esportazioni italiane.

La Russia, che non aveva mai fatto parte del Cobden-Chevalier, innalzò i dazi a livelli proibitivi innescano una breve guerra commerciale con la Germania tra il 1892 e 1894. Anche l’Austria-Ungheria, di lunga tradizione protezionista, nonostante avesse partecipato al Cobden-Chevalier ritornò all’ultra protezionismo.Gli Stati Uniti fino alla guerra civile (1861-1865) tennero in media dazi contenuti per volontà dei piantatori meridionali propensi alle esportazioni di cotone. Dopo la guerra divennero pressanti gli interessi manifatturieri del Nordest e Midwest; Gli Usa furono così uno dei paesi più protezionistici fino alla Seconda Guerra mondiale.

In Gran Bretagna prevalse il libero scambio nonostante la formazione di movimenti, senza successo, che auspicavano al commercio di preferenza imperiale. Nell 1887 il Merchant Marks Act predeva di apporre l’etichetta con il paese di origine ai prodotti importati. L’atto non ottenne l’effetto desiderato ma l’opposto incentivando così gli stessi inglesi a comprare prodotti esteri specialmente tedeschi. Il Belgio, i Paesi Bassi, e la Danimarca rimasero libero scambisti in quanto essendo paesi piccoli una grande parte del loro reddito nazionale dipendeva dalle esportazioni. I Paesi Bassi si specializzarono nella vendita di zucchero tabacco e cioccolato in Germania e in Europa. La Danimarca, paese agricolo, danneggiata dalle importazioni di grano a basso costo seppe riconvertirsi passando dalla produzione cerealicola all’allevamento di bestiame e produzione casearia importando cereali a buon mercato per l’alimentazione degli animali.

Il “ritorno al protezionismonon fu così catastrofico, come può apparire, per il commercio tra paesi. Infatti il tasso di crescita del commercio rallentò nel ventennio dal 1873 ma si mantenne positivo e accelerò nel decennio  della Grande guerra (4,5%). Infatti, oramai, le nazioni europee ma non solo dipendevano dal commercio internazionale. Per esempio le esportazioni, per Francia e Germania, rappresentavano il 15-20% del PIL mentre per paesi piccoli come Belgio, Paesi Bassi, Svizzera e Paesi scandinavi percentuali ancora maggiori. Gli USA, nonostante il mercato interno e l’economia diversificata, nel 1914 erano il terzo esportatore mondiale. I dominions: Canada, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, dipendevano dalla madrepatria. Il Sudamerica esportava materie prime e produzione agricola.Ciò dimostra che l’economia mondiale era al suo massimo livello di integrazione ed interdipendenza, livello che sarà superato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.