La Disuguaglianza in economia

Coefficiente di Gini

Che cos’è la disuguaglianza? Come si è evoluta nel corso della storia? A queste domande cercheremo di rispondere il più brevemente e semplicemente possibile, il tutto ovviamente in termini economici.

Innanzitutto partiamo dalla definizione: il termine disuguaglianza identifica tutte le differenze dei livelli di benessere derivanti principalmente dalle disparità nel livello dei consumi, nell’accesso all’assistenza sanitaria, nell’istruzione e nella speranza di vita. Il reddito pro capite è la misura preferita dagli economisti per quantificare la disuguaglianza sebbene non rappresenti perfettamente il benessere di una persona. Infatti  nonostante la disuguaglianza, in termini assoluti sia aumentata nel corso della storia non si può dire che il livello di benessere mondiale sia diminuito a causa dalla diminuzione della mortalità infantile, dell’incremento dell’alfabetizzazione e dell’avvento dello stato sociale i cui trasferimenti non sono inseriti nel reddito pro-capite.

La misura del reddito, nonostante la sua imperfezione, rimane comunque un indicatore efficace per mostrare l’evoluzione della disuguaglianza nel corso della storia tra le persone e i paesi.

Come misurare la disuguaglianza?

In questo ci viene in soccorso il coefficiente di Gini che misura la diseguaglianza in rapporto a una ipotetica distribuzione del reddito perfettamente egualitaria. Il coefficiente di Gini assume i valori tra 0 ed 1. Nel caso in cui sia 0 significa che tutte le persone di una società hanno lo stesso reddito, è il caso delle società primitive basate su caccia e raccolta in cui non era presente un surplus di cui un gruppo ristretto potesse appropriarsi. Mentre il caso in cui il coefficiente di Gini sia uguale ad 1,( un solo individuo possiede tutto il reddito disponibile) è puramente teorico in quanto ogni persona deve percepire almeno un reddito minimo di sussistenza.

Di conseguenza  la disuguaglianza può aumentare solo se si produce un reddito pro-capite superiore a quello di sussistenza e il surplus generato è appropriabile da parte di un gruppo ristretto di persone. Le società molto povere, quindi, al loro interno non possono essere troppo diseguali (tutti possiedono quanto basta per sopravvivere), ovviamente il confronto è differente se queste vengono rapportate con le nazioni più ricche.

Approfondimenti successivi:

Branko Milanovic, economista della Banca Mondiale, ha introdotto il concetto di massima disuguaglianza possibile in un’economia, dato il suo reddito medio. È molto importante considerare il rapporto tra il coefficiente di Gini e la massima disuguaglianza per confrontare diversi paesi e diverse epoche. In particolare Karl Gunnar Persson ha rilevato che il rapporto aumenta nelle fasi iniziali (Impero romano e Impero bizantino) si stabilizza nell’Età moderna per poi diminuire nel ventesimo secolo. Le cause di una minor disuguaglianza, soprattutto nei paesi europei sono rilevabili nell’istruzione pubblica, l’affermarsi della democrazia, che ha dato voce ai cittadini comuni e le nuove tecnologie.

Un’altra importante spiegazione è stata data dall’economista Simon Kuznets secondo cui nella prima fase di industrializzazione, a causa della scarsità di manodopera qualificata, si verificava un aumento della disuguaglianza che poi tendeva a diminuire all’aumentare dell’offerta di lavoro qualificato in base alla curva di Kuznets.