Il commercio internazionale: teorie e teoremi del libero scambio

Stolper-samuelson

David Ricardo : il vantaggio comparato

David Ricardo nel 1819 scrisse Principi dell’economia politica, opera in cui sviluppa il fondamento teorico del libero scambio. Secondo il suo modello i paesi si differenziano per la produttività del lavoro nella produzione di beni differenti. Allora ogni paese dovrebbe specializzarsi nelle produzioni dei beni in cui ha un vantaggio comparato, ossia nel scegliere tra due beni quello da importare e quello da produrre in “casa propria” rivendendo le eventuali eccedenze all’estero, ogni nazione dovrebbe specializzarsi nella produzione del bene tra i due relativamente più efficiente.

Di conseguenza per partecipare al commercio internazionale non è necessario, per un paese, essere più efficienti in termini assoluti nella produzione di un bene rispetto a un paese estero; ma anche non avendo un vantaggio assoluto, si trae vantaggio dal commercio internazionale specializzandosi nel prodotto in cui si è relativamente più efficienti. Tale argomentazione è fondata sul concetto di costo-opportunità applicato alla allocazione della forza-lavoro. Infatti la forza-lavoro è un bene rivale in quanto se utilizzata per produrre un bene non può essere contemporaneamente utilizzata per produrne un altro. Detto ciò il concetto è facilmente spiegabile.

Supponiamo, per assurdo, che esista una società isolata, priva di scambi con l’estero; in questo caso è del tutto evidente che il paese dovrà produrre tutti i beni necessari ai propri abitanti. Mentre nel caso in cui si prenda in considerazione una società aperta agli scambi commerciali, per il paese in questione conviene produrre il bene in cui la produzione risulta relativamente più efficiente, così facendo realizzerà la massima produzione possibile (è relativamente più efficiente) e di conseguenza sarà in grado di vendere le eccedenze per acquistare il bene di cui è relativamente meno efficiente. Sfruttando in questo modo l’allocazione della forza lavoro si ottiene un incremento del benessere complessivo dei cittadini.

 

Teorema di Heckscher-Ohlin

Secondo i due economisti svedesi Heckscher ed Ohlin (XX secolo), il vantaggio comparato, fondamento teorico del libero scambio, non dipendeva dalle differenze relative di produttività del lavoro ma dall’abbondanza relativa dei fattori. Così paesi ricchi di terre si sarebbero dovuti specializzare in prodotti agricoli, mentre paesi altamente popolati avrebbero dovuto produrre beni labour-intensive. Bisogna notare che i due economisti svedesi formularono il teorema analizzando i flussi commerciali dell’Ottocento, il cui contesto economico era fondato su piccole imprese prive di potere di mercato. Il teorema, quindi, perde di importanza se si analizza il contesto attuale caratterizzato dalla concorrenza monopolistica. (si dirà più oltre)

 

Teorema di Rybczynski

Nel corso del Novecento il teorema di Heckscher-Ohlin venne sviluppato da diversi economisti tra cui Rybczynski secondo cui l’aumento della dotazione di un fattore produttivo genera l’incremento della produzione di beni che utilizzano abbondantemente quel fattore. Tale argomentazione è supportata da dati storici ed è abbastanza ovvia. A conferma del teorema di Rybczynski è stato dimostrato che la conquista del West americano, con il conseguente ampliamento della terra coltivabile, ha generato un incremento delle esportazioni americane di prodotti agricoli.

 

Il teorema di Stolper-Samuelson

Inerente al commercio internazionale è utile annoverare il teorema di Stolper-Samuelson secondo cui i prezzi relativi dei fattori sono determinati dai prezzi relativi dei prodotti. Il commercio internazionale è in grado di influenzare i prezzi dei prodotti e quindi anche i prezzi dei fattori. Ogni politica commerciale volta o ad imporre restrizioni e dazi doganali o all’apertura al commercio internazionale deve essere letta in quest’ottica. Solitamente l’apertura la commercio provoca spesso tensioni e conflitti interni in quanto vengono danneggiati alcuni gruppi di interesse. Di norma infatti il prezzo dei beni importati tende a diminuire mentre il prezzo dei beni esportati tende ad aumentare (secondo la legge della domanda e dell’offerta). Allora la politica commerciale può essere causa di conflitti all’interno di una nazione ma anche tra nazione in quanto l’imposizione di tariffe e dazi da parte di una nazione non permette alle altre nazioni di sfruttare il proprio vantaggio comparato. Per questo il protezionismo è considerato un gioco a somma zero: se un paese guadagna un altro sicuramente perde. Se entrambi impongono misure protezionistiche allora entrambi i paesi ci perdono perché nessuno dei due sfrutta il proprio vantaggio comparato.