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Il commercio internazionale: teorie e teoremi del libero scambio

Stolper-samuelson

David Ricardo : il vantaggio comparato

David Ricardo nel 1819 scrisse Principi dell’economia politica, opera in cui sviluppa il fondamento teorico del libero scambio. Secondo il suo modello i paesi si differenziano per la produttività del lavoro nella produzione di beni differenti. Allora ogni paese dovrebbe specializzarsi nelle produzioni dei beni in cui ha un vantaggio comparato, ossia nel scegliere tra due beni quello da importare e quello da produrre in “casa propria” rivendendo le eventuali eccedenze all’estero, ogni nazione dovrebbe specializzarsi nella produzione del bene tra i due relativamente più efficiente.

Il commercio internazionale nel XIX secolo

Anti-Corn Law League

Il commercio internazionale vide una crescita repentina nel corso del XIX secolo, tanto che nel 1913, a livello globale, il volume pro capite del commercio estero era 25 volte superiore a quello del 1800. L’Europa era centro propulsivo nello sviluppo dei traffici commerciali, controllando almeno il 60% di import e export. A questo si aggiungevano il movimento internazionale di persone e capitali, l’emigrazione e gli investimenti esteri che resero manifesta la nozione di economia mondiale. Ad inizio Ottocento si presentavano due principali ostacoli che riducevano i flussi commerciali: il primo, prettamente naturale, era rappresentato dall’elevato costo dei trasporti, in particolare terrestri, che furono superati dall’avvento della ferrovia. Il secondo, di natura artificiale, si manifestava in dazi e gabelle sulle importazioni ed esportazioni, e restrizioni sulle importazioni di certi tipi di merci. Questi ultimi vennero superati con l’avvento di politiche liberoscambiste.

Il caso inglese